"Il patrimonio greco, criticamente purificato, è parte integrante della fede cristiana" (Benedetto XVI) "La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma" (Benedetto XVI)
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2013-2
Altro caso: in una provincia del Piemonte è
stato imposto alle secondarie di secondo grado il sabato libero. Alcuni
presidi si sono rifiutati ed è stato tenuto l’orario su sei giorni.
Risultato: il servizio di pullman che porta i ragazzi da e per le valli
ha immediatamente eliminato la corsa del sabato, per cui gli studenti e
le famiglie delle scuole che hanno opposto resistenza al diktat hanno
dovuto organizzarsi autonomamente per avere il diritto di frequentare
la scuola. Per non dire della pesantezza dell’orario su cinque giorni
che costringe gli studenti delle valli più lontane dal capoluogo a
rientrare tardissimo a casa (quando studieranno?). La questione è che qualunque cosa (la spesa
pubblica, la facciata europea) è più importante della scuola, più
importante dell’educazione. Che importa se si elimina un quinto dei
contenuti specifici delle superiori? Se si impongono studi
superficiali, frettolosi, non assimilati? Come questo può accordarsi
con lo strombazzamento dell’Invalsi, con la sempre più assillante
raccomandazione di evitare la dispersione e gli abbandoni, con la
sempre più frequente (e minacciosa: i ricorsi sono dietro l’angolo)
segnalazione di DSA? E’ ora di smetterla di vergognarci di una
scuola superiore che tutti ci invidiano, che la riforma sta
razionalizzando con qualche esito, come il rilancio di tecnici e
professionali, che tiene nei suoi settori più difficili (il classico)
nonostante le campane a morto che i più vecchi di noi sentono suonare
dagli anni ’60. Smettiamola di giocare con la scuola e pensiamo ad una
valorizzazione del corpo docente e dei suoi compiti formativi. Ma anche per noi docenti è necessario riprendere in mano il senso del nostro lavoro. La pressione dell’informatica (ipad, LIM e quant’altro), lo spettro confuso dell’inglese, la sirena dell’anno all’estero, il bombardamento di nuove tecniche e nuovi metodi che dovrebbero far imparare senza fatica, rischiano di far perdere di vista il perché insegnamo, in particolare le nostre materie, quali sono gli obiettivi reali, non formali: la scoperta del cuore dell’uomo in epoche di grande profondità e bellezza, l’educazione ad un rapporto con la realtà che non trascuri niente, non tralasci il particolare ma lo capisca nella totalità. Non è un’utopia né un obiettivo di nicchia: tutti gli ex-alunni che tornano a salutare ripetono o la nostalgia per qualcosa di bello e grande anche solo intuito, o la soddisfazione per una base solida di metodo e di conoscenze che permette anche ai meno dotati (quelli la cui promozione all’esame un po’ stupiva) di affrontare i nuovi studi di qualunque facoltà. Fidiamoci almeno dell’esperienza dei ragazzi. |
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